mercoledì 9 dicembre 2009

PANCAKE / PIKELETS

Ogni tanto mi viene voglia di cucinare cose buone, ho sfruttato l'occasione di avere delle amichette/i di mia sorella il pomeriggio. Pioveva fuori e loro non sono potuti uscire, così da brava sorella maggiore mi sono messa a fare i Pancake!
La ricetta me l'ha data una mia cara amica di infanzia e ci siamo divertite più e più volte a farli insieme. In verità nella ricetta originale non si chiamano Pancake ma Pikelets, visto che non è quella tipica americana, viene dall'Australia e lì si chiamano in modo diverso, ma sostanzialmente sono identici.




Ingredienti:

2 uova
2 bicchieri di farina lievitante
1 e mezzo di latte intero
3 cucchiai di zucchero.



Preparazione:

Sbattere in una terrina le due uova e lo zucchero con una frusta.
Aggiungere un poco per volta la farina lievitante setacciata, intervallando di tanto in tanto un po' di latte per avere un impasto sempre piuttosto liquido.
Una volta finito di aggiungere la farina e il latte mescolare forte l'impasto fino a veder comparire delle bollicine d'aria. Lasciare 5 minuti a riposo prima di cuocere.

Prendere una padella antiaderente e sciogliere un po' di burro per non far attaccare i Pancake durante la cottura. Con un mestolino, bisogna mettere un po' di impasto nella padella dando una forma tondeggiante, potete farli della dimensione che volete, ma non eccessivamente grandi poichè dentro non potrebbero cuocersi bene. Appena compaiono le prime bollicine sulla superficie del Pancake in cottura, con una forchetta girare dall'altro lato. Continuare così per gli altri Pancake.

Sono ottimi accompagnati da: sciroppo d'acero, zucchero a velo, miele, nutella o cioccolata fusa, e marmellate a scelta.



giovedì 26 novembre 2009

(500) GIORNI INSIEME

(500) Days of Summer” è il titolo originale di questa bizzarra commedia sentimentale. Diretto da Marc Webb, primo film dopo aver girato alcuni video musicali, e prodotto dalla 20th Century Fox.

La trama è sicuramente molto particolare, grazie alla capacità del regista e degli sceneggiatori (Scott Neustadter e Michael Weber) di manipolare una semplice storia d'amore, che viene assaporata dallo spettatore nel dettaglio, vivendo giorno per giorno; non nella sua interezza come siamo solitamente abituati.
Lei è Summer (Zooey Deschanel) che nella traduzione italiana si chiama Sole, una graziosa ragazza che non vuole innamorarsi né avere storie serie. Lui è Tom (Joseph Gordon-Levitt) un inguaribile romantico che ha sempre sognato il vero amore. Il film ci mostra saltando da un giorno all'altro il loro incontro, i loro litigi, la loro relazione, le loro incomprensioni, fino ad arrivare al giorno (500). I pezzetti del puzzle si costruiscono a poco a poco, prendendo un po' dall'inizio del conteggio e un po' dalla fine, e ci viene mostrato tutto dal punto di vista di Tom. Lo spettatore assiste in maniera obiettiva e riesce ad avere lentamente una sua idea di ciò che ha visto.
La trama non segue quindi, una costruzione lineare.

Essendo una commedia non mancano di certo le risate, ma vengono sottolineati anche gli aspetti più tristi dell'innamoramento. Le situazioni, le coincidenze e la crudezza di alcuni concetti, fanno stringere spesso il cuore, poiché è rappresentato il tutto con una semplicità quasi disarmante ed è ciò che rende vero e realistico il rapporto tra Sole e Tom e le loro vite. Lo spettatore divora ogni inquadratura con avidità godendosi i “Giorni di Summer” fino a raggiungere l'inaspettato finale.

martedì 24 novembre 2009

EMOZIONI

No, no!
Non dormire. Non addormentarti, non adesso.
Per nessuna ragione al mondo non farlo! Sai che succederà se ti addormenti, quindi non farlo, se non puoi tenere gli occhi aperti, fingi solamente di dormire.
Si lo so, lui ti guarda e ti accarezza i capelli, tu riesci a sentire che è sveglio. Ti osserva, sembra quasi una mania! Ma non badarci ora, non pensare che ogni volta che chiudi gli occhi in verità riesci a vedere ancora il suo sguardo su di te, che ti fissa e non ti lascia sfuggire, lui è l'unico che ti vuole bene davvero e che gli importa solo di proteggerti, gli importa solamente di questo. È per questo che ora è qui nel tuo lettino e ti dorme accanto, sono due settimane che fa sempre così e non negare che ti faccia piacere! Non mentire a te stessa.

Ti ha dato un regalo quel bambino che ora ti dorme accanto, ha solo 12 anni ma ne dimostra tanti di più, ha l'aspetto di un bambino invecchiato troppo presto. Con quegli occhi di un adulto scuri come la notte e duri come la roccia, non parla mai con gli altri, parla solo con te perché finalmente ti ha notato, è l'unico che ha capito quanto sei bella e che passa sopra a tutti i tuoi stupidi problemi che la gente troppo spesso si stufa di sentire. Quante volte ti hanno lasciato sola, anche se fingevano di starti vicini? La solitudine si insinuava nel tuo cuore come un serpente che si mangiava tutto ciò che volevi raccontare, se lo ingoiava tutto quello che avresti voluto confessare, e quando aprivi la bocca per parlare le parole non uscivano.
Mai.

Eppure arriva questo bambino già grande e ti regala il “cristallo magico”, bellissimo e trasparente ma in verità cambiava colore a seconda delle emozioni di chi lo stringeva tra le mani o lo indossava al collo. Lo tenevi sempre in tasca prima che ti venisse sottratto, ed era vero che cambiava colore! Dal giorno che te lo regalò l'hai lasciato entrare a casa tua, Raul, dorme da quella dannata volta sempre con te, di nascosto, scappando di casa ogni notte.

No!
Ti prego apri gli occhi!
Lo so che non dormi da 2 giorni ma resisti non devi dormire!
Ricordi cosa è successo l'altra volta? Per colpa tua, per colpa di Raul e del suo cristallo!
Tuo padre è rientrato a casa ubriaco come al solito e come al solito aveva voglia di sfogarsi con qualcuno. Per questo che porti sempre le magliette a maniche lunghe anche d'estate, sei obbligata per non mostrare i lividi che ti lascia quando scarica su di te il fatto che lui è un fallito. Hai solo 11 anni ma da sempre ti mette le mani addosso.
Prima che ti desse quello schiaffo lacerante hai toccato il cristallo, quasi d'istinto, per farti proteggere da Raul.
Hai visto con la coda dell'occhio che era divenuto rosso carminio.
Era rabbia.
L'hai stretto così forte che ti sono rimaste delle ferite sulla mano e potevi sentire l'odore di sangue nell'aria.
Lui ti ha colpito e tu hai desiderato che morisse.
Il giorno dopo, tuo padre era sparito. Hai pensato che si fosse ubriacato di nuovo e si fosse addormentato in macchina non potendo guidare, ma a casa non è più tornato.

Quella stessa notte ti ricordi che cosa hai sognato, vero?
C'era tuo padre che si soffocava con del cibo e moriva. La mattina avevi ancora in testa le sue urla agonizzanti, tu nel sogno gli stavi davanti e non hai mosso un dito.
E hai visto gli occhi di lui. Di Raul.
Istintivamente non hai più avuto paura.

E non è successo solo a tuo padre!
La settimana dopo, ti ricordi?
Quell'impicciona dell'insegnante ti toccò un po' troppo forte la spalla che ancora ti doleva dai lividi, e hai urlato.
Raul d'istinto si girò verso di te, assumendo quell'espressione strana che fa anche quando ti osserva dormire. Perché lui... non dorme mai.
L'insegnante si accorse dei lividi e voleva chiamare gli assistenti sociali. Non volevi!
Hai stretto più forte che potevi il cristallo riaprendo le ferite sulla mano già logorata. Era tutto nero stavolta.
Era paura.
Hai desiderato che non facesse più male a nessuno.
Raul era vicino a te anche come sempre.

La notte stessa hai sognato una cosa orribile.
La tua maestra in un vicolo, massacrata e violentata.
Riuscivi a sentire il disgustoso odore del suo sangue sull'asfalto bagnato, mischiato con la pioggia fittissima che cadeva su quel corpo senza vita.
E tu anche quella volta esattamente come la prima non ti sei mossa, non hai cercato di aiutarla. E di nuovo quegli occhi scurissimi che ti fissavano onniscienti, troppo vicini! Raul, ancora lui.
L'insegnante non si presentò mai più a scuola.

Si, lo so. Hai provato a parlarne!
L'hai detto a tua madre, hai cercato di spiegarle del cristallo, e di Raul che comincia a farti paura.
Ma lei ti ha preso per pazza e quando hai provato ad insistere, ti ha ordinato di consegnarglielo subito.

Ecco perché non puoi ora dormire!
Quando gliel'hai passato era tutto blu e l'hai stretto forte, per l'ultima volta.
Era tristezza e raccapriccio.
Hai desiderato che te lo potessi riprendere.
Non sei riuscita a reprimerla, quell’emozione ti ha completamente inghiottita.
Sai che non puoi più dormire adesso.
E gli occhi di Raul li senti ancora addosso.
No, no! Non adesso!
Non dormire!
Non dormire.
Non dormire...

martedì 17 novembre 2009

NEMICO PUBBLICO


Ambientato nel 1933 il film “Nemico pubblico” (“Public Enemies”) di Michael Mann rende perfettamente l'idea degli anni di Grande Depressione americana grazie ad una ricerca quasi maniacale dei dettagli che questo regista ama fino a toccare l'eccesso. Stavolta la macchina da presa è dinamica, veloce e imprevedibile, tanto che spesso lo spettatore rimane disorientato. Fa risultare il film molto più angosciante, non rimane fluido, dà una continua sensazione di disagio che sembra preannunciare un inevitabile finale tragico.
La trama del film è stata tratta da un saggio di Brian Burrough dove esaminava l'operato dell'FBI nel periodo della Grande Depressione e in particolare del famoso John Dillinger un criminale che rapinava banche con la sua stretta banda da amici, realmente esistito in quegli anni che mise in una situazione difficile l'FBI che cercava di catturarlo.

Abbiamo Johnny Depp per la parte di John Dillinger e Christian Bale nella parte di Melvin Purvis detective assegnato al caso, modellati poi nelle mani di Mann che gli assegna personalità forti e sicure, ma al contempo in contrasto tra loro. Ci sono infatti punti di incontro evidenti tra il personaggio di Dillinger e quello di Purvis: sanno entrambi fare il proprio lavoro e sono persone di un certo rilievo nel loro campo, eppure il criminale si presenta come un gentiluomo per così dire nel rapinare banche, mentre Purvis non si fa affatto scrupolo dall'usare tutti i mezzi possibili per arrestarlo vivo o morto.
Non manca una love-story tra John Dillinger e una donna incontrata in un locale, il protagonista appare come un gangster romantico con dei principi morali, che crede nelle salde amicizie.

Forse sarà rimasta delusa quella parte di pubblico che si aspettava di vedere sul grande schermo un storiella leggera piena di azione, pallottole e un po' di commedia. Eppure il film è così originale e ben realizzato sia dal punto di vista della sceneggiatura, sia da quello registico, che in verità non risulta affatto la classica storia di gangster che lo spettatore medio è abituato a vedere. Per il resto del pubblico sicuramente il film è stato molto apprezzato.

domenica 8 novembre 2009

MICRO PULLIP E DAL


Tredici
Un bellissimo regalo dagli amichetti informatici una micro Pullip (vestita tutta di nero) e una micro Dal (quella vestita da infermiera).


Nori

sabato 31 ottobre 2009

HALLOWEEN La notte delle streghe


1963.
E' la notte di Halloween nella cittadina di Haddonfield, nell'Illinois.
I bambini si divertono ad andare nelle case mascherati recitando canzoncine terrificanti sulla notte delle streghe e per avere caramelle e dolcetti dicono “dolcetto o scherzetto?”.
Qualcuno sta spiando dalla finestra di casa Myers, vede due ragazzi mentre si baciano e decidono di andare al piano di sopra approfittando dell'assenza dei genitori. In giro ci dovrebbe essere solo il piccolo Michael di 6 anni, quindi non se ne preoccupano.
La stessa persona che prima osservava da fuori la finestra, entra silenziosamente in cucina. Piccole mani afferrano un grande coltello da cucina.
Aspetta che il ragazzo scenda ed esca di casa, e poi sale le scale fino la stanza della ragazza.
Si mette una maschera da pagliaccio e si avvicina alla ragazza che mezza nuda si sta pettinando tranquilla. Il coltello si avvicina e la ragazza fa appena in tempo a pronunciare il nome di Michael che senza pietà il coltello la colpisce. Una, due, tre volte... continua senza pietà.
Come se niente fosse accaduto, scende nuovamente con il coltello ancora stretto in mano, fino ad uscire di casa. Qualcuno lo chiama ma lui non risponde.
Gli sfilano la maschera.
E' solo un bambino di 6 anni, vestito da pagliaccio ed ha appena ucciso la sorella.


Ora è il 1978.
Michael Myers è di nuovo a piede libero.
E' di nuovo Halloween.
Una giovane donna Laurie, che fa la baby-sitter nel tempo libero, si reca davanti la vecchia casa dei Myers che ora è stata messa in vendita, ancora girano leggende terribili su quella casa. Ma lei sembra tranquilla, mette le chiavi sotto lo zerbino come aveva indicato suo padre e se ne va.
Non sa che qualcuno la sta osservando.
Da quel momento un'ombra senza volto la perseguiterà, il male è sempre in agguato. Lei lo sente lo intuisce e lo vede in ogni dove, le sue amiche baby-sitter anche loro credono sia solo paranoica.
La notte di Halloween sembra tranquilla, i bambini come tutti gli anni si mascherano e vanno per le case. Nel frattempo Michael Myers già comincia a disseminare vittime nella cittadina.
Riuscirà Laurie a salvarsi dall'ombra della strega?


Recensione:
Halloween” di John Carpenter è stato per moltissimo tempo il film indipendente più redditizio della storia del cinema. E' stato diretto e scritto da Carpenter e Debra Hill che l'ha prodotto. Probabilmente ebbe così tanto successo anche perché era il primo film sulla notte di Halloween, dopo questo ci furono tanti altri film che cercarono di copiare lo stesso stampo, visto il successo. Fu girato in appena 20 giorni a basso budget, ma nonostante la modesta campagna pubblicitaria sbancò i botteghini, e viene ancora oggi considerato il film più importante di Carpenter.

Donald Pleasence interpreta la parte dello psicologo incaricato di curare Michael Myers, ed è il veterano del cast. La protagonista è invece Jamie Lee Curtis al suo primo debutto cinematografico. Michael Myers interpretato da Nick Castle che durante tutte le riprese porta sempre la maschera e hanno usato un ragazzo di nome Tony Moran per il breve segmento in cui Laurie riesce a sfilargli la maschera. Avevano scelto Moran perché aveva un viso piuttosto anonimo, esattamente come la maschera che è come se fosse solo un accenno, ma che terrorizza appunto per questa sua particolare impersonalità.

Inizialmente si pensava di usare la maschera di un pagliaccio, simile a quella usata da Michael da bambino per uccidere la sorella. Ma facendo varie prove, l'effetto dell'ombra della strega era reso meglio dalla faccia bianca senza espressione. Infatti l'assassino non è effettivamente una persona umana, è solo una maschera senza volto, una presenza che può nascondersi dappertutto, ed è per questo che alla fine del film nonostante lo psicologo riesca a sparargli contro e a farlo cadere dalla finestra, quando si riaffaccia un attimo dopo il cadavere non c'è più. Carpenter spiega il perché: “Il male non muore mai. Non si può uccidere.”
Il male nei suoi film è il male assoluto, non esistono sfumature intermedie. In questo caso il male personificato è quindi una specie di forza della natura, sopranaturale.

Particolare attenzione va data alla colonna sonora, composta da Carpenter stesso in soli 3 giorni che accompagna tutto il film e rende salienti le parti di tensione. Non ci sono infatti molte visioni di sangue, eppure riuscì a far saltare e urlare il pubblico in sala grazie alla colonna sonora angosciante, accentuata alla presenza dell'assassino.

Sono usate molto le soggettive (ciò che vede un personaggio della vicenda) in particolare quelle di Myers come ad esempio all'inizio del film quando uccide la sorella maggiore. Viene usata una macchina da presa portatile e leggera, un'innovazione all'epoca. In questo modo noi seguiamo l'assassino per la casa e in un certo senso lo spettatore si identifica con lui, facendo un effetto decisamente diverso a chi guarda.

“Halloween” resta ancora oggi un capolavoro dell'horror, chi ama il genere non può assolutamente perderlo!


BUON HALLOWEEN A TUTTI!!!



martedì 27 ottobre 2009

VERTIGINE


Vertigine” (“Laura” in lingua originale) di Otto Preminger del 1944 è da considerarsi un film noir per la figura inusuale del detective, ma anche per l'amore, se così vogliamo chiamarlo, tra il detective e la presunta vittima Laura che viene vista come una specie di figura fantasmatica. Il noir si può dire fosse influenzato fortemente dal surrealismo e sulla visione dei sogni, in cui si possono vivere le passioni oppure che possono assumere l'aspetto in un incubo. Spesso il sogno viene usato in questo decennio '40-'50 proprio per dare un senso di inquietudine allo spettatore, non si sa mai se ciò che viene mostrato sia reale o solo un sogno, il tutto strettamente legato all'inevitabile destino a cui va incontro il protagonista del film.

Trama:
Tutto il film gira intorno alla figura di Laura, interpretata da Gene Tierney, che sembra essere la vittima di un omicidio. Colpiscono subito delle tematiche forti, quali il desiderio legato all'erotico poiché la donna è voluta da tutti, anche il detective che sta indagando sulla sua morte sembra essere catturato dalla sua persona, come se la creasse nel sogno stesso, e la immagina esattamente come la vorrebbe, questo grazie soprattutto ad un ritratto che è posto sopra il camino della casa di Laura. La donna è appunto molto bella, benestante grazie alla sua carriera, porta spesso vistosi cappelli ed è sempre vestita alla moda, non stupisce che tutti si innamorino di lei.
Il detective Mark McPherson, interpretato da Dana Andrews, che si può dire sia il protagonista, è un uomo giovane dall'espressione neutra, non sembra particolarmente intelligente, gioca spesso ad un gioco stupido per bambini con delle palline. E' una persona che non ha rispetto, entra in casa della vittima e si comporta come se fosse a casa sua: si serve da bere, legge i suoi diari privati, addirittura quando arrivano gli indiziati gli offre da bere lui stesso. McPherson viene così a conoscere la vita di Laura e indaga con l'aiuto del mentore della vittima Waldo Lydecker, interpretato da Clifton Webb, che l'aveva lanciata nel campo pubblicitario essendo un giornalista ricco e di successo, poiché anche lui innamorato di lei. Lydecker è un uomo non più giovane dall'aria saccente e si presenta come il detective del giallo classico, cioè non un detective di professione, si avvale delle sue intuizioni e deduzioni logiche per risolvere il mistero. Tra lui e il vero detective è come se ci fosse una sorta di caccia all'assassino, indagando sul fidanzato di Laura (interpretato da Vincent Price) che si faceva mantenere da lei, e sulla zia, che sembrano compromessi nell'assassinio.
Verso metà film si scoprirà che la presunta vittima Laura non è morta, era andata fuori per il week end e la donna uccisa in casa sua era un'attrice altrettanto bella che aveva indosso il suo vestito. Così da presunta vittima agli occhi del detective appare come prima indiziata. Questo perché la figura femminile del noir appare sempre sospetta agli occhi dell'uomo, che adulato dalla femme fatale si ritrova accecato dalla passione, perdendo lucidità e spesso viene poi abbandonato al suo destino.



Inquadrature:
Nei titoli di testa ci appare da subito il ritratto di Laura con il sottofondo di una musica ammaliante, la “canzone di Laura” che rappresenta in questo caso il tema amoroso presente continuamente. Il film inizia con una voce fuoricampo che è tipica del noir, un segno di riconoscimento dal valore tragico. Spesso la voce appartiene ad un narratore intradiagetico, una persona morta a volte, o che sta per morire poiché già segnato dal suo destino; ma non è questo il caso. La voce appartiene a Mark McPherson il detective protagonista mentre sta indagando.
Si vede già dalla prima scena la pendola che chiuderà poi il film alla fine, è un elemento chiave perché al suo interno vi è nascosta l'arma del delitto.
Vengono usati i flashback per costruire la vita di Laura, in una scena vediamo il mentore che racconta al detective come ha conosciuto la donna. I flashback sono largamente usati nel noir, spesso rievocano sogni o fatti che non sempre sono accaduti veramente, una sorta di allucinazione. Come quando il detective si addormenta stanco davanti al ritratto della donna posto sopra il camino e lei poco dopo appare in carne ed ossa entrando dalla porta di casa. Sembra di assistere ad un sogno che si avvera, tanto che lo spettatore per i primi minuti non è molto sicuro che la cosa stia accadendo sul serio, o se sia semplicemente McPherson che sta sognando.
Le inquadrature sono piuttosto classiche, viene molto usata la soggettiva (cioè quello che vede il personaggio intradiagetico) tipica del decennio noir. Si può notare una certa differenza di inquadrature dalla prima parte rispetto alla seconda: finchè si presume che Laura sia la vittima, c'è una specie di mistero che aleggia intorno alla sua figura che la rende quasi mistica. Si mostra spesso il ritratto come punto di riferimento chiave, quindi lo si guarda dal basso. Mentre quando lei torna a casa e si scopre che non è lei la donna che è stata uccisa, è il personaggio del detective ad assumere il comando, è lei guardata dall'alto e appare quindi meno affascinante di quanto lo era prima.
Si può notare che il detective vede Laura come una donna in grado di prendersi cura del marito o fidanzato, scopre che sa cucinare, sa occuparsi delle faccende di casa, proprio come doveva fare la donna di quel periodo, il carattere di Laura si ammorbidisce: non è più la femme fatale che sa attirare tutti nella sua trappola. Anche per questo potrebbe sembrare che sia solo una fantasia di McPherson che la vorrebbe così, quasi come se l'avesse plasmata lui stesso nel sogno.

domenica 25 ottobre 2009

BISCOTTI DI PASTAFROLLA


Oggi avevo voglia di biscotti fatti in casa, non avendone mai fatti mi sono affidata al mio vecchissimo ricettario personale dove ho trovato la ricetta di questi biscotti di pastafrolla.
Comunque io e il mio ragazzo ci siamo cimentati nella sperimentazione di questa ricetta mai fatta, ci siamo divertiti a fare le forme più strane non potevamo accontentarci di fare dei dischetti con l'impasto, no?



Ingredienti:

100 gr di zucchero
100 gr di burro
200 gr di farina
2 tuori d'uovo
1 pizzico di sale
Gocce di cioccolato (quanto basta)


Preparazione:

Mettere la farina per prima sul piano da lavoro facendone un mucchio, aprire poi a "fontanella" facendo posto al centro. Aggiungere ad uno ad uno gli ingredienti e impastare partendo dai tuorli d'uovo, poi continuare con lo zucchero, un pizzico di sale; infine aggiungere il burro a pezzettini piccoli. Lavorate fino ad ottenere un impasto omogeneo dopo aver aggiunto anche le gocce di cioccolato. Lasciate riposare per 30 minuti.
Dopo fate dei dischetti non troppo grandi dividendo l'impasto, potete dargli le forme che volete e disponete i biscotti in una teglia antiaderente.
Lasciate cuocere il tutto a 180 gradi per 15 minuti.


Prima della cottura


Dopo la cottura




Nota bene:

Disponete i biscotti molto separati l'uno dall'altro altrimenti si attaccheranno come è successo a me! Ora sembra più una specie di puzzle o una scultura futurista che dei biscotti...

venerdì 23 ottobre 2009

UP


Questo bellissimo film d'animazione realizzato dalla Pixar Animation Studios in coproduzione con la Walt Disney Pictures, ha una trama talmente tenera e commuovente che si fatica quasi a pensare che sia un film creato appositamente per un pubblico molto giovane. Già con il film “Wall-e” la linea che separa i film per i bambini da quelli per gli adulti si è assottigliata notevolmente, ma "UP" è decisamente un film per tutti.

I personaggi digitali sono curatissimi, si possono notare addirittura le fibre dei vestiti dei personaggi. Le mimiche facciali sono molto verosimili, ad esempio le rughe del protagonista Carl sono sottolineate tanto da rendere reale ogni sua espressione (in 3D la cosa si nota ancora di più). Si può quasi dire che sembrino persone vere tanto da far affezionare il pubblico poiché la storia potrebbe essere molto reale in effetti.

La trama tratta di Carl Fredricks un uomo ormai anziano che ha passato la vita sognando l'avventura fin da bambino insieme a sua moglie Ellie con cui ha una tenera vita felice. I primi minuti di film mostrano l'epilogo della loro storia d'amore, ma quando Carl rimane vedovo tutto ciò che gli resta è la casa piena di ricordi. E' interessante notare come una casa piena di vita con il tempo, diventi solo un cumulo di polvere e ricordi, per certi versi sottolinea un aspetto assolutamente reale di quello che succede nella vita delle persone. Per sottrarsi alla casa di riposo riempie la sua preziosa dimora con tantissimi palloncini gonfiati con l'elio facendoli uscire dal camino e la sua casa spicca il volo. Finalmente ora potrà vivere l'avventura desiderata alle Cascate Paradiso in Sud America, dove sarebbe voluto andare con la sua adorata Ellie. La compagnia inaspettata è un bambino di nome Russel: un “esploratore della natura selvaggia” che vorrebbe aiutare un anziano per avere finalmente il suo ultimo distintivo per diventare un esperto della natura. Si aggiungeranno anche animali strani come un cane che e parla un uccello simile ad uno struzzo coloratissimo.

Una storia d'amore verosimile e apparentemente banale si trasforma in un percorso fantastico a bordo di una casa volante, ma cosa ancora più particolare è che il nostro eroe è un vecchietto brontolone e un po' scorbutico. Un misto di tenerezza e risate improvvise, veramente IMPERDIBILE!

domenica 11 ottobre 2009

ROMICS 2009 A ROMA

Oggi si è concluso il Romics 2009 di Roma, come potevo mancare a questo divertente evento?! Oltre gli stand pieni di gadget, fumetti di ogni genere, peluche e cosette fatte a mano... c'è la gara di Cosplayers che è l'attrazione principale dell'avvenimento. Gente mascherata di ogni possibile personaggio dei fumetti o anime giapponesi, videogames o film! Per chiunque non ci sia potuto andare, questo è solo un assaggio del pazzo mondo del Romics. Il prossimo anno si spera di poter andare anche a vedere quello di Lucca.